L'ULIVO SACRO

Da molti anni Benaglia trascorre i mesi estivi a Poggio San Lorenzo nella campagna sabina. Scarpina tutto il mese di agosto lungo strade e sentieri, camminando col naso all’ insù .Guarda gli alberi: le querce secolari che marcano la strada tra Poggio San Lorenzo e Torricella Sabina, tra Monteleone ed Uliveto . Ammira gli ulivi d’argento che increspano le colline. Studia le creste dei monti azzurri in lontananza e blu, grigi, alle spalle dei colli studia la maestosità del Terminillo che incombe benevolo. Osserva i castelli sui poggi vicini, Frasso, Ornaro Alto e Rocca Sinibalda , fiori di pietra su onde di terra, e mentre il corpo sale verso il cielo di un ‘ altro colle ancora, la sua anima entra in uno stato contemplativo e risuona in profondità. Così, ogni anno un po’ di più, la sua opera rinuncia alla visione neutrale e trasognata del mondo per sondare le potenzialità dell’ osservazione diretta. Scopre la poesia della vita in campagna. E la fatica del vivere dei frutti della terra. Campagna, quindi, non come luogo ideale e idealizzato ma realtà specifica che restituisce con forza e freschezza straordinaria già nel 2004 al Polo Museale di Santa Maria alla Scala in Siena con la mostra “Geografia delle emozioni “
Scopre l’albero e lo ritrae. Mai in quinta o sullo sfondo .Ne fa protagonista indiscusso del paesaggio sabino e del mondo mediterraneo. “ ‘L albero sacro” è un olio del 2003 che allude al mito un po’ dimenticato dell’origine divina dell’ ulivo nonché ai motivi della fondazione della città di Atene. Un giorno sul Monte Olimpo si bandì una gara tra gli dei su chi inventasse la cosa più bella e utile per l ‘ umanità e poiché c’ era poco da fidarsi si decise di nominare una giuria di soli mortali per lo spoglio finale. I due finalisti furono Nettuno che aveva inventato il cavallo e Atena che aveva inventato l’ ulivo. Le votazioni furono tesissime ma per un solo punto vinse Atena a cui fu dedicata una città col suo meraviglioso tempio sull’ Acropoli. Benaglia ce la mostra mentre assisa sul suo albero come su un trono mostra orgogliosa il progetto della sua nuova casa .
Un altro quadro di semplice lettura e significati profondi oltre che perfetto esempio di metafisica di Benaglia è “La bella giornata “Vediamo una stanza ed una ragazza in bilico ,non su una palla, ma sul quadrante di un orologio da taschino. Alle pareti due finestre e una porta mostrano per tre volte lo stesso ulivo colto in tre diversi momenti: l’aurora, il giorno ,il tramonto.Proprio quest‘ultimo momento è inquadrato dalla porta d’uscita che è anche la direzione in cui la ragazza volge lo sguardo spalancando le dita in un gesto di allarme involontario. La vita è una giornata .Il trascorrere della luce tra i rami dell’albero scandisce l’avvicendamento delle sue ore. L’orologio ticchetta veloce e ci costringe a tenerci in un faticoso equilibrio sul tempo per non cadere, ma l’albero è sano, frondoso, ricco di ombre e di frutti in ogni momento di questa giornata .Basta rendersene conto. In fondo anche mantenere l’equilibrio sulla sfera del tempo è cosa impegnativa ma divertente. Una sfida, un gioco, per l’appunto. Molto inquietante è invece l’olio “ In attesa dello sposo “.Una ragazza sospende per un attimo la faticosa raccolta delle olive su un pendio brullo per drappeggiarsi sul capo la rete che diventa un velo da sposa. Un ramo carico di frutti il suo bouquet. Sarebbe un’illusione bellissima raccontata dalle sedie di paglia portate da casa come ad accogliere lo sposo. Sarebbe, se non ci fosse solitudine negli occhi e incertezza nell’ atteggiamento delle mani. Una tensione che carica la sedia vuota accanto alla sua di un significato drammatico. Questa attesa è solitudine e delirio.
La lezione del secolo appena concluso ci ricorda che la realtà è sempre più della somma delle sue parti,è più ed altro di quello che si vede ,come recita Montale, e che la fisica e la metafisica interagendo sprigionano aloni misteriosi e campi di energia insondabili .L’angelo dell’ulivo rapito dalla bellezza dell’albero vuole imitare gli uomini intenti nella raccolta delle olive. S’è infilato un cesto al collo e si posa su un ramo, si inoltra nella chioma, lo abbraccia con le ali di carta tra le foglie affilate e taglienti per raccogliere i piccoli frutti. Vuol fare esperienza dell’umano, delle fatiche e delle soddisfazioni che ci competono. E’ creatura sospesa in ogni senso tra cielo e terra.
Ironia, brio , uno spirito burlone nei tre quadri che sconvolgendo ogni legge di Natura suggeriscono innovative tecniche agricole secondo il personalissimo manuale di Benaglia . Ci sono modi alternativi per esorcizzare la fatica ( di vivere ?) e raccogliere le olive senza troppa fatica. Con un ombrello aperto e rovesciato in cui lasciar cadere i frutti staccati a mano con l’ aiuto di un rastrello, con una gallina meccanica che becca i frutti caduti fuori dalla rete e li depone nel paniere o con un magnifico assolo di sassofono che vibrando musica jazz convince le olive a cadere da sole . Almeno nei quadri sembrano funzionare.
Alida Maria Sessa