L'ULIVO SABINO
L’ulivo è un albero magico. Innanzitutto non è del tutto verde. Semmai azzurro. Poi è giocherellone. Quando scherza col vento svela tutta la sua natura double-face. Se ne sta lì ,tutto calmo e dignitoso con la sua zazzera aerea che, per quanto abili potature provino a darle un garbo rotondo, tende sempre ad assumere una forma quadrata, se ne sta lì serio e pensoso ed invece al primo soffio di vento ,gira tutte le foglie e si traveste. La pagina inferiore di ogni foglia è una filigrana di capillari d’argento , paralleli, tessuti in una superficie che sa riflettere il sole. Così, quando volta le foglie, l’albero da verde diventa mercurio filato .L’ uliveto è un fremito di onde marezzate .Come una schiuma d’argento corre sulla cresta di tante onde gigantesche e immobili. Le colline. Finito il vento, gli uccelli ricominciano i loro tours perlustrativi e gli uliveti sembrano tappeti al telaio che un gigante ha buttato a cavallo dei crinali prima di fare un picnic.
Nel vento le foglie d’ulivo tagliano il cielo, sembrano aver voglia di correre via dal ramo. Invece sono solo desiderose di un salto ,di un volteggio nell’ aria, di scoprire un angolo nuovo di orizzonte .E sono felici. Zufolano a milioni tutte soddisfatte. Le chiome crespe si scuotono nel vento, si dissolvono in rivoli d’argento. Poi il vento si placa. Il concertino è finito .La collina ridiventa verde salvia e immobile. Una piantagione giovane, ulivi di pochi anni, nell’aria ferma dell’alba è come una classetta di allieve ballerine , piantate solidamente sulle gambe gracili ,assorte nell’ attesa della prima nota di sole , consapevoli dei tutù vaporosi.
L’ulivo è un musicista nato. Modula note diverse chiudendo o spalancando bene le foglie. Quando è offeso o mortificato da mani poco delicate, rastrelli sbrigativi , potature crudeli , arriccia le foglie ad ago e se ne sta sulle sue . Diventa tutto tronco e rami. Diventa trasparente e suona nel vento in un modo stridulo .Gli capita d’inverno, dopo la raccolta. O nelle giornate di gelo. Quando fa l’offeso così bisogna abbracciarlo e fargli una carezzina. Deve essere come quando qualcuno ci fa un grattarello dietro la nuca. Funziona sempre.
Gli ulivi della Sabina sono felici. Sono prestanti, gagliardi, belli dritti. Non si contorcono ,non si piegano, non si squarciano, non hanno mai l’ aspetto martoriato, nevrotico degli ulivi torturati da bufere di vento forte e dalle salsedini aspre . Sono in salute per merito della notte e dell’altitudine. Quando cala il sole sulle nostre colline succede un fatto curioso. Si ricordano che nonostante il gran sole che hanno preso di giorno ,sono sempre cugine prime del Terminillo .Si raffreddano di colpo. Il termometro scende in picchiata, a temperature a cui nessun parassita dell’ ulivo riesce a sopravvivere . Così non dobbiamo erogare trattamenti chimici. Gli alberi stanno bene perché vivono su un terreno magro e drenato dalle pendenze, perché hanno poca nebbia e sole a volontà.
Amo gli ulivi. Chi non li ama? Ogni albero sa staccarti da terra. E’una scala verso il cielo ed un magnifico osservatorio astronomico. Per scoprire il cielo devi andare in campagna. Sederti nel cuore di un ulivo giovane dalla corteccia liscia laminata d’ argento o sdraiarti tra due rami nell’ ombra mobile delle foglie. Il cielo non è in cielo . Comincia sulla frangia irregolare del fieno, s’affaccia tra i rami . Siamo immersi nel cielo fin dai tacchi. Alzi gli occhi tra le fronde e la luna in pieno giorno è là. Alzi gli occhi di notte e la via Lattea ti rapisce nel buio perfetto della campagna sabina.
Sempre sdraiato nel tuo ulivo prova a fare un bagno d’ aria. E’ molto più riposante del bagno di sole .Scopriti nella brezza costante e tiepida che ti smeriglia piano piano i pensieri, ti sgombra la testa, massaggiandoti il cuore come un velo di chiffon leggero ma tenace. Guarda la profondità del cielo estivo. Mentre fai il bagno d’aria potrebbe capitarti di cadere nel cielo . E’ bellissimo e straniante. E’ l’ estasi del cielo. Se non ci stai attento tornare coi piedi per terra diventa una rinuncia difficile e quasi dolorosa.
Per trasformarsi in una foglia non ci vuole molto. Devi alleggerire la testa, farti conquistare dal ritmo del cielo e poi imparare a capire il vento . Se assecondi il vento, se sai aspettarlo, se impari a scherzarci dentro, ne cogli l’ onda e ne diventi parte . Appena diventi una foglia di ulivo capisci la differenza tra l’ alito isolato, una bava di vento, appena un tremolio che ti sfiora e la brezza costante che ti inebria. Avverti l’energia burlona del vento moderato che ti culla e quella devastante della raffica che ti agita, ti scuote ,ti vorrebbe strappar via . Il vento è magnifico se impari a capirne la forza per farti trasportare su e giù ,di qua e di là. Con leggerezza, con passione, rimbalzando. Come su un ramo o virando bruscamente a braccia spalancate sulla cresta di una collina appena cambia direzione . Ti scoprirai a ridere a gola piena. Come fanno le foglie. Sempre.
Il silenzio in campagna è una magia. E’ un silenzio vivo, vibrante di foglie, lucido di fruscii,è una balsamica sommatoria di suoni infinitesimi. E’ un silenzio speciale ,ma non di colori. I colori sono puliti ,esagerati, addirittura sgargianti se un po’ di pioggia abbatte qualche caligine sospesa.
L’ulivo vive talmente tanto a lungo da sfidare la nostra fragilità. E’ un filosofo nato. Ed è un veterano di tutte le guerre,testimone di tutti i nostri conflitti fratricidi. Uno storico, suo malgrado. Anche da vecchio , da vecchissimo ha rami elastici, resistenti, flessuosi, resiste a tutto o quasi, e ci sprona a fare altrettanto ,si aggrappa e tiene insieme crinali impossibili e porta fiori e frutti su terreni poveri, arsi, dove non allignerebbe altro. Esiste, resiste e supera ogni difficoltà. L’ulivo di Canneto ha più di 2000 anni e fa una media annuale di trecento chili di olive. E’ il nonno di tutti gli ulivi della Sabina. Ed è una metafora vivente. La vita è una lotta ma ne vale sempre la pena. E se hai visto molto , non hai ancora visto tutto.
La pioggia su un uliveto ha un altro suono. La terra l’assorbe con un tonfo sordo di spugna. Gli ulivi con un fruscio regale. La pioggia arriva come una tenda grigia dai margini vaporosi che si sposta lentamente tra una valle e l’ altra e, se prende il sole controluce, potresti contare le traiettorie delle singole gocce. Un bel rigato fumè. La pioggia in campagna è educata ,non ti sorprende mai, si fa annunciare dall’ odore. Gli ulivi lo sentono prima di te. Aprono le foglie, distanziano le fronde .E’ la festa! Nell’odore buonissimo di ozono l’albero respira forte e sprigiona il suo profumo .Lo divori col naso e ti allarga l’anima.
Cerca una ramificazione comoda nel tronco di un ulivo. Ci sono tanti alberi che sembrano poltrone .Staccate da terra con una robusta e comoda seduta tra i tre rami in cui si diparte il tronco,seduta che a novembre aiuta durante la raccolta a mano con la “panara” a tracolla ed durante gli altri mesi dell’ anno fa da trono ,da pensatoio regale . Cerca un albero, cerca il tuo albero ,montaci e siediti. Nel riflesso tremulo delle foglie ci sono pozze di luce e un profumo ineffabile, di fresco e di verde buono. Appoggia la nuca ad un ramo e chiudi gli occhi . Diventa tutto naso. Solo naso. Un odore di linfa calda e di foglie appuntite. L’albero profuma ogni giorno dell’anno. Anche quando non è in fiore, anche quando non ha frutti. Perciò non è l’ulivo a profumare d’olio, è l’olio a profumare dell’albero madre.

Alida Maria Sessa