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Benaglia parte alla conquista del cielo. E lo fa a modo suo. L’amore per l’universo è stato sempre presente nella sua vita,ma si ravviva nel giugno del 2011,quando invitato dall’Accademia Americana sul Gianicolo, visita all’interno del giardino il casale dove ha vissuto Galileo Galilei. Entrare in quelle stanze,spalancare la finestra da cui lo scienziato ha puntato per la prima volta un cannocchiale sulle statue della Basilica di San Giovanni,lo commuove e lo intriga. E’l’occasione per cambiare pelle. Così comincia l’iter che lo porterà a questo nuovo ciclo pittorico e ad impostare un’ importante scultura dedicata a Galileo che sarà presentata a Roma nel novembre prossimo.

Il nucleo di opere presenti a Leonessa, prevede anche lavori antecedenti al 2011 per offrire al pubblico una visione non frammentaria del ciclo. lI primo tema che si evidenzia a colpo d’ occhio è appunto la conquista dello spazio,ovviamente realizzata secondo il suo personalissimo manuale di metafisica.

Tre piume bastano al piccolo astronauta di carta per lasciare l’atmosfera luminosa della Terra e salire nel profondo buio del Cosmo. Stelle intagliate nel suo corpo,una stella come occhio. Gentile il gesto della mano che si protende verso il cielo a voler carezzare la stella più luminosa. C’è tutto Benaglia in questo primo lavoro che è emblematico della sua poetica. Tutta la leggerezza,la grazia delle metafore, l’ironia e il senso della sfida.
In un pastello del 2015 fluttua nello spazio tra stelle e galassie anche un’ enigmatica camicia grazie al nugolo di piume che l’aiutano a galleggiare.
“Nido di stelle” rappresenta la purezza dell ‘ origine .E’ un altro momento di visione onirica con lo sciame di stelle che lasciano a poco a poco il nido per inoltrarsi nel mistero dello spazio infinito.

 Il secondo tema del ciclo è lo stupore. Lo sguardo, il senso di meraviglia, l’ammutolimento davanti al cielo notturno .E per guardare le stelle ogni mezzo è buono. In “ Il peso del cielo “del 2012 due figurine con grande fatica trasportano in una piazza addormentata,un gigantesco specchio da toletta ,cercano il punto dove posarlo per guardare più comodamente scorrere l ‘universo. E in un’altra piazza la fontana riflette una galassia vorticante in cui precipitano stelle e ancora stelle increspando il pelo dell’acqua. Un uomo osserva questo buco nero al lavoro persino in un ‘immagine riflessa .Copre gli occhi per il grande bagliore.

Incanto anche nel gallo,allarmato da un’ eclissi totale di sole che stravolge tutto il programma del suo concerto mattutino e ogni regola del buon vivere. E per una notte senza stelle e senza Luna,una notte metaforica in cui è spento perfino il faro sulla costa e forse è tutto il genere umano ad essersi estinto,dal mare nero tre sirene alzano al cielo delle stelle marine luccicanti di acqua marina.
Ancora un’ altra eclissi nel gruppetto di persone che segue il fenomeno in un parco ,tra lo sgomento del gatto che tende la coda e del piccione che si affretta a tornare a terra. Su uno orizzonte vuoto una città risplende da ogni finestra e da ogni balcone di tante minuscole stelle, “ La città delle stelle” che dà il nome al nuovo ciclo é un piccolo e fragile incanto di carta che custodisce un tesoro di luci .Qui come altrove è notevole la screziatura delle materie pittoriche che simulano la fumosità di un pastello.

Alida Maria Sessa