LEGGEREZZA

a cura di Gabriele Simongini

Contemplando il trentennale percorso artistico di Benaglia qui rappresentato, con uno spazio particolare riservato alle opere più recenti, viene alla mente una parola come purificazione.
Nei suoi quadri si respira una catarsi dalle scorie del mondo che non è mai disimpegno ma semmai invito a scoprire e lavorare per la proprie e altrui felicità. D’altro canto ognuno di noi e’ fragile come le figurine di carta che da sempre popolano le opere di Benaglia, e in questi dipinti si percepisce quasi la profonda leggerezza del buddhismo zen, quella che ci invita a fare vuoto di noi stessi, a dimenticare il nostro prepotente io per conquistare un’immanenza col mondo. E’ un po’ quel “mutatis mutandis”, che Calvino ha definito “il linguaggio delle cose e torna a noi carico di tutto l’umano che abbiamo investito nelle cose”.
Nei suoi quadri ogni presenza (umana, animale, vegetale, architettonica, oggettuale e via discorrendo) ci comunica il proprio mistero senza drammi, con levità.
Vengono superati i limiti della logica quotidiana, quella che stabilisce rapporti stringenti ed obbligati fra le cose,Gli opposti si conciliano e dialogano in modi sorprendenti e per noi illuminati, senza labirintiche neometafisiche e senza le morbose ambiguità neosurrealiste. Come avviene nei folktales e nelle fiabe anche le opere di Benaglia si fondano su una sintetica economia espressiva che elimina l’eccessivo, il ridondante, il superfluo, elementi di disturbo per la magica sospensione dell’incantesimo.