Il Giardino segreto

a cura di Alida Maria Sessa  

 

Nei giardini dipinti da Benaglia, il cielo latita in un orizzonte altissimo e velato da cortine di alberi o èassente del tutto. Anche il verde è colore pochissimo rappresentato, forse rimosso. I suoi giardini sono azzurri, blu ottanio, turchese a forte componente emotiva. O quasi neri ma articolati da una quantità di fronde ballerine in piena luce. Gli altri protagonisti di Benaglia si perdono tra labirinti, si abbandonano a sogni licenziosi accanto ad una fontana, rapiscono una rosa, sono attor della metafora del giardino segreto, come luogo dell’inconscio o recinto delle più inconfessabili fantasie. Ci sono fremiti di vita, di passione del giuoco che giunge fino all’azzardo. Come altrimenti interpretare il duellante che mira alla luna o forse al suo stesso riflesso nello specchio?

E cosa leggere nella fuga a perdifiato d Leda,un rarissimo nudo di donna spaventata dal maestoso cigno in primo piano? E’ l’hortus conclusus scrutato dal languore sognante di una musica suonata da una foglia, da un ottone solitario, da un oboe inesistente, fino al compimento della seduzione, sfida sociale e castigo compreso. Perciò di notte celebra il trionfo dell’amore con le sue delizie e i suoi brividi di piacere e, alle prime luci del giorno, può vedere scorrere il sangue dei duelli per guarire l’onore.
Non compromette perché è un giardino, in cui la passione se scocca è coperta da un alibi di ferro, l’alibi della bellezza. Alibi universale. E’ allusivo e mai didascalico con le sue statue a cui un mano devota dedica un tappeto di petali ed una simbolica scarpina da ballo, suggerisce e suggestiona all’amore, con tutti i suoi labirinti, ma se provate a metterlo sul banco degli imputati, il giardino di Benaglia parla solo del florido propagarsi delle specie vegetali e animali e fa il finto tonto sulle gesta umane. Perché è un giardino all’italiana.