Era abbastanza fatale che l’ispirassero i versi del poemetto di Rimbaud, “Le Bateau ivre”, nel 1980. Le interpretazioni, le chiavi di lettura sono diverse,come le prospettive visuali: la prua del battello, chiomata di fumo nerissimo appare come un personaggio, con l’addobbo delle bandierine, dentro l’ingresso d’un palcoscenico, la tenda scostata. A bordo non c’è nessuno, almeno sul ponte o infilato negli oblò. Un altro battello con due ponti, vezzose vele, è imprigionato nell’ovale di uno specchio, o boccaorto per l’ultrareale. È appoggiato ad una seggiola comune da cucina, su di un lido piatto; al largo non sono passati gli Argonauti. Ancora: il battello rimbalzino è scivolato fuori dalla cornice, mentre l’acqua del mare è rimasta, solida, nel quadro; sfiora il caminetto. Due mani di carta, quella dei quaderni quadrettati dell’infanzia scolastica. Si protendono dal basso, della profondità di un incubo, scorrevoli. Forse riusciranno a salvarlo”.

Alberico Sala, 1985