Dei pittori italiani d’oggi, intendo davvero quelli nuovi e che potrebbero ambire al titolo non accademico e non avanguardistico di pittori della realtà, proprio in quanto scandagliano più e meglio l’immaginario, Enrico Benaglia è quello che ha stabilito un ottimo e armonico rapporto di “coabitazione“ con il suo altro da sé: e non si limita a fare da amanuense (surrealista) alle pulsioni dell’inconscio ma ha imparato l’arte e la tecnica del saper aspettare il suo fantasma, demone o angelo che sia, sul sentiero tanto sottile che egli è solito percorrere nel sogno e, con un’operazione magico-lirica che conosce soltanto lui, sul sentiero mette la trappola di una tela o di un foglio di carta della stessa consistenza materiale del sogno”.


Dario Micacchi, 1984