ALIDA MARIA SESSA

Una pittura come quelAlida Maria Sessala di Benaglia, quando si rivolge al mondo dell'infanzia lo esplora, con delicatezza, con allusioni colte, illuminando problematiche che attendevano da tempo il nostro minuto di attenzione. 

L'infanzia è per lui un inesauribile giacimento di miti che trovano nel giocattolo il catalizzatore ideale per manifestarsi e ribadire la loro ancestrale ragione d'essere.

Quindi, per Benaglia, il giocattolo è una piccola magia, di cui da una parte insegue la purezza che parla al cuore e dall' altra studia la traccia antropologica che svela le coordinate del mondo a cui fa capo.

Una pittura, quindi, dalla misteriosa profondità di pensiero che si manifesta e si risolve sempre nello stupore: l'infanzia per lui è innanzitutto il binario dei sogni. L'officina di ogni possibile felicità a venire. Illusione allo stato puro.

 

 

 

 

ILARIA CACCIA - Il tempo di giocare

Ilaria Caccia 1Ilaria Caccia 2Quando si gioca all'aria aperta spesso si perde la cognizione del tempo: esplorare il bosco tra muschi e rami contorti, correre a gran velocità finché il fiato ce lo permette, giocare con una barchetta sul mare calmo, rincorrere bolle di sapone e ridere come pazzi. Questo è quello che incontriamo nei dipinti di Benaglia: scorci senza tempo, ritagli di carta e di memoria di giochi che ci facevano sentire liberi e inebriati di fantasia.

Davanti alle sue opere torniamo a chiederci ancora se la nostalgia possa essere utile a riscoprire il bambino che è in noi, che si emozionava per il profumo del prato e per una parola scritta con una matita colorata, o se vogliamo lasciarci addosso la corazza dell'adulto che non può più distrarsi con la fantasia e solo nei suoi sogni può continuare a perdersi. 

I suoi amati quartieri di Roma ci fanno venire voglia di giocare seriamente tra le strade, come in Mosca cieca, andando a ricercare i nostri amici vecchi e nuovi per passare un tempo senza tempo in uno spazio privo di coordinate.

 

FRANCESCO ZERO - Enrico Benaglia

Francesco ZeroLe sue ispirazioni nascono dalle cose della vita, ma Benaglia sembra sorvolare sulla drammatica situazione esistenziale dell'uomo affrontandone immediatamente la soluzione.
Romantico e sentimentale trasforma i luoghi in atmosfere modificando e costruendo nuove prospettive con proporzioni accattivanti e profondità istintive, riconoscibili, seducenti.

Colori manipolati, impastati e stratificati: unici. Un valore aggiunto che corrobora di maggiore saggezza pittorica le sue filosofie  immaginifiche.
Pittore, disegnatore, incisore, litografo, scenografo, scultore.

Dalla pittura alla scultura, nel caso di Benaglia, il passo è incredibilmente breve. La sua  corrispondenza nelle due arti è talmente evidente da non lasciare dubbi sulla coincidenza nello stesso autore.
Le sue sculture sono figure essenziali che rispecchiano fedelmente i bozzetti che utilizza per i quadri.

Singolari giochi di luce sembrano arricchire le forme di un movimento naturale, sempre e comunque sottolineato. Il bronzo acquisisce una qualità visiva strettamente legata alle sue tele dalle quali ogni personaggio sembra fuggito a manifestare la sua tridimensionalità e null'altro di più, visto che poi straordinariamente mantiene la stessa leggerezza Iudica, la stessa sensazione plastica e la stessa filosofia che aveva prima di uscire dalla sua bidimensionalità.

 

 

SERENA BORGHESIANI

"Senza conoscenza non esiste futuro, ma il domani si inzia a costruire oggi, con la solidità che ci proviene dal passato"

Nell'era del digitale, dove il gioco contemporaneo è innovazione di genere, il Museo del Giocattolo di Zagarolo si pone al centro della tradizione Iudica, raccontando la storia del giocattolo stesso. Il Museo non si propone come mero custode di pur significativi reperti, ma contenitore vivo che favorisce riflessioni e spunti ,' creatività e fantasie. Nel 2008 Benaglia incontra il Museo di Zagarolo, se ne innamora e nasce così una prima importante mostra per la Provincia di Roma; l'ispirazione giocosa del maestro persiste e trova, nella leggiadria delle sue figure, nuovi suggestivi stimoli nel mondo fanciullesco che circonda i giocattoli.
Un nuovo incontro, una nuova mostra in un contesto pienamente ludico. Riconoscibile il segno elegante ma deciso, equilibrato, estemporaneo ma durevole
nel tempo come i ricordi di quei giochi antichi che continuano ad affollare la memoria di bambini che, ormai cresciuti, li lasciano vagare felici nell'oceano
dei pensieri.

"(...) all'inizio fu il gioco e tutto ebbe inizio per gioco"

 

GIULIA CARDONA - La necessità di volare

Giulia Cardona 2

Giulia Cardona

Il cavallo, tra tutti gli animali esprime forse in maniera più icastica il desiderio di liberarsi dalla realtà quotidiana, di passare oltre gli ostacoli di un disordinato concorso ippico, di farsi ippogrifo per volare sulla luna. E poco importa che si tratti di una figurina ritagliata di carta, la sua crini era e la sua coda si trasformano in appendici alari, per farlo volteggiare sopra e fuori il recinto, oltre l'apparente fissità della natura circostante (1/ concorso ippico) .

E chi monta un cavallo si trasfigura in un angelo, ne prende in prestito le ali, per uscir fuori dalla circolarità sempre uguale e ripetitiva della  giostra, spezzandone l'ormai consunto meccanismo rotatorio sempre uguale a sé stesso, per andare al di là, accompagnato stavolta dal tripudio degli alberi circostanti, quasi fuochi d 'artificio che salutano questa rottura (L'ultimo giro).
Cavalcare un monopattino, omologo meccanico del cavallo, permette di raggiungere la stessa leggerezza.
L'arto inferiore si libra in alto, trasformandosi anch'esso in una sorta d'ala, superando la pesantezza del bronzo, in un'aspirazione di volo (1/ monopattino).
Ed è infine l'ineludibile necessità della leggerezza, piuttosto che il suo desiderio, che emerge da queste visioni oniriche, da questi volti trasfigurati .

 

PATRIZIA BRACCI

Un artista che non può essere catalogato: Enrico Benaglia. Sarebbe troppo banale rinchiuderlo negli schemi dorati delle parole e delle convenzioni, la  fantasia non può essere imbrigliata e classificata all 'interno di nessun paradigma. Perché le opere di Benaglia vanno annusate e masticate con la curiosità e l'ingordigia che hanno, appunto, i bambini, quando scartano un nuovo giocattolo: lo prendono tra le mani e decidono di fondersi con lui.

Ed è proprio il gioco, nella sua accezione più nobile, il trait d'union della sua arte, quello sguardo eternamente meravigliato su ciò che eravamo e su quel che abbiamo conservato del "come eravamo".
Giocattoli in esilio, giocattoli nello spazio. Si, ma non sembrano giocattoli, bensì qualcosa di vivo che reclama il proprio esistere raccontando la sua storia all'interno della quale si proietta la nostra stessa storia.

Quando guardiamo un'opera di Benaglia inevitabilmente torna alla mente qualcosa che avevamo dimenticato o rimosso perché lui, dolcemente, ci fa spazio sulla zattera dei giocattoli in esilio dove noi adulti ricordiamo la magia del gioco, mentre loro bambini trovano in quelle forme la faccia sorridente del loro immaginario. 

Enrico Benaglia ci sta proponendo un viaggio tra gli angeli, le stelle, le ombre, il tempo. Lasciamoci portare da lui che è un maestro della fantasia, a volte cruda e nostalgica. Ricordando le parole di Luciano Luisi "un operaio di sogni". E Casina di Raffaello è un accogliente grembo materno per riconoscere i sogni del nostro essere stati ed essere bambini.